Recensione

Titolo: Profondo Rosso
Regista: Dario Argento
Genere: Thriller
Anno di uscita: 1975

Film datato 1975 e regia di Dario Argento. Film dove predominano il pericolo, la minaccia, la paura e la tensione. La trama è imprevedibile e il film è così pieno di particolari che provano a distogliere quello che è lo scopo del film, cioè risalire all’identità dell’assassino.
Personalmente ho dovuto vedere il film più volte per poter scoprire ogni volta nuovi particolari. Ma il film è soprattutto atmosfera, la musica dei Gablin che atterrisce prima ancora di arrivare a vedere la scena. Un film che, come riporta il titolo, si tinge di rosso: dai pesanti tendaggi del teatro dove ha inizio la storia, fino alla scena ultima, un lago di sangue, dal coltello gettato ai piedi del bambino alle  ferite inferte dalla mannaia che recide la vita di Helga Ulmann, dalla lucertola infilzata alla testa non più attaccata al corpo della Calamai.
Nonostante l’inizio con un accenno di paranormale dettato dalla sensitiva tedesca che percepisce la presenza e la malignità dell’omicida, il film trasmette terrore perché tuttò ciò che accade è verosimile: omicidi, ossessioni e paure.
Partendo da un inizio paranormale, una sensitiva tedesca, durante una dimostrazione, capta i pensieri di un omicida, il giallo si dipana in modo molto più terreno, tra l’assassino che elimina ogni testimone del suo passato, e il povero testimone di turno che cerca di prevenire ogni sua mossa. La bravura di Argento sta nel mischiare bene le carte, riuscendo a nascondere l’identità dell’assassino fino all’ultima scena: anche chi vede il film sa di aver visto l’omicida ma lo ricorderà solo alla fine del film.

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Trama

Helga Ulmann è una sensitiva tedesca che a Roma, durante un congresso di parapsicologia, afferma di percepire tra il pubblico del teatro l'inquietante presenza di un assassino. Tornata a a casa, la sensitiva viene brutalmente uccisa a sangue freddo con una mannaia
Intanto il pianista inglese Marc Daly assiste involontariamente all'epilogo del delitto insieme all'amico Carlo, un alcoolista. Poco dopo arrivano la polizia e una giovane giornalista, Gianna Brezzi, che decide d'indagare assieme a lui sul caso
La sera, mentre Marc  sta suonando il pianoforte nel proprio appartamento, avverte dei rumori seguiti dalla stessa nenia infantile che la medium ha sentito prima di morire: l'assassino è entrato in casa. Marc fa appena in tempo a chiudersi a chiave nella stanza e a chiedere aiuto a Gianna al telefono
Il giorno seguente lo psichiatra Giordani e un collega dichiarano che la nenia infantile, che secondo loro serve all'assassino per ricreare il climax di una certa situazione in cui aveva già ucciso, è collegata alla leggenda di un bambino le cui grida risuonavano in una magione abbandonata, chiamata Villa del bambino urlante, raccontata in un vecchio libro chiamato Fantasmi di oggi e leggende nere dell'età moderna. Rintracciato il libro, Marc decide di contattare l'autrice, Amanda Righetti; nello stesso pomeriggio però la scrittrice viene assassinata dal killer che, dopo averla tramortita, l'affoga tenendole la faccia immersa nell'acqua bollente.
Marc riesce a rintracciare la Villa del bambino urlante e scopre inoltre che è disabitata da molti anni. Rintracciatone il custode, si fa prestare le chiavi. Quando entra, scopre che sotto l'intonaco di una parete c'è un affresco raccapricciante che raffigura un bambino con un lungo coltello in mano e un uomo con il petto inondato di sangue con un albero di Natale sullo sfondo.
Marc e Gianna, seguendo la pista di un disegno visto a casa del custode, identico all'affresco nella villa, raggiungono una scuola elementare, dove Gianna, nel tentativo di chiamare la polizia, viene ferita dal serial killer. Nello stesso momento, Marc scopre il nome del presunto assassino.