Recensione

Titolo: American horror story - stagione 2
Regista: Ryan Murphy, Brad Falchuk
Genere: Horror, Thriller
Anno di uscita: 2011

La seconda stagione di questa serie è composta da 13 episodi e si sviluppa all'interno del manicomio di Briarcliff, nel Massachusetts del 1964.
Partendo già dalla sigla, ci si addentra come ogni serie a quello che si prospetta dai relativi episodi: luoghi bui, bambole appese, crocifissi capovolti, sangue, cesoie, cinghie. Il tutto contornato dalla bellissima colonna sonora che identifica tutta la serie TV.
Un pò scontato l'inizio dove la coppia, bellissimi entrambi, entra per fare sesso nell'ormai abbandonato manicomio, dove si sono già susseguite innumerevoli omicidi e sparizioni e che si addentra  tra le stanze inquietanti della struttura: è ovvio che la fine non può che essere certa....
Un mix tra esasperante ed insopportabile il personaggio di Sorella Mary che solo la possessione demoniaca riuscirà a rendere forte e sicura di sè; interessante e malefica la figura di sorella Jude, che gestisce la vita e la morte di tutti coloro che stanno all'interno della struttura.... e se stanno fuori ci pensa lei a farli entrare.... Nonostante sia accusato di essere l'effimero "Bloody Face", il personaggio di  Kit Walker è quello che ispira più fiducia degli altri e che trasmette innocenza in tutti i sensi.
Un pò al di fuori delle righe, e personalmente meno interessante all'interno di questa serie, è il riferimento al mondo alieno, che non appartiene al mondo del manicomio in sè ma che forse è stata utilizzata per cercare di spiegare l'inspiegabile.
In questa serie i veri mostri sono gli esseri umani: non ci sono fantasmi, non ci sono presenze. Ci sono torture, corpi mutilati, smembrati, cuciti, scuoiati e decapitati, suore possedute dal demonio, dottori pazzi. A mettere paura adesso sono le reazioni imprevedibili dei personaggi, sani o malati non importa per chiunque entra a Briarcliff... non ne esce sano!

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Trama

La storia si svolge all'interno di un istituto pschiatrico, il Briarcliff, teatro di efferate uccisioni e torture, gestito da monsignor Timoty Howard.
Tutto inizia con scene riferite al presente, dove il manicomio risulta ormai in stato di abbandono e una giovane coppia appena sposata decide di consumare proprio all'interno delle mura del terrorizzante edificio, ma la comparsa di un killer incappucciato pone fine in maniera brutale alla loro visita.
Si torna al 1964, quando grazie alla volontà ecclesiastica di allora, si riesce a dare vita a questo istituto psichiatrico. La giornalista, Lana Winters, si reca all'istituto per riuscire ad intervistare il sanguinoso serial killer Kit Walker, chiamato "Bloody Face", e fa la conoscenza di Sorella Jude, che ha in gestione la struttura, e di Sorella Mary, apparentemente ingenua ed impacciata.
A questi personaggi si aggiungono l'inquietante dottor Arden, ex medico nazista che effettua brutali esperimenti segreti, e i diversi "ospiti" della struttura tra cui Grace, accusata di aver massacrato la sua famiglia, Lana Winters che da giornalista si ritrova tra i "degenti" della struttura per la sola colpa di essere lesbica e il dott Thredson che prende inizialmente in cura "Bloody Face" ma che nasconde la sua vera identità.
Sarà un susseguirsi di eposodi che vedranno torture, stupri, presenze aliene, paure dove chiunque può uccidere o essere ucciso.